G A L L E R I A I L P O N T E
arte moderna e contemporanea
via di Mezzo 42/b - 50121 Firenze –
tel. e fax 055240617 - www.galleriailponte.com
Installation,
performance art
11 ottobre 2008 – 24
gennaio 2009
GALLERIA
IL PONTE
FIRENZE
via di Mezzo, 42/b
50121 FIRENZE
++39 055240617
orario: 16/19.30 - chiuso lunedì e
festivi
INAUGURAZIONE
sabato 11 ottobre
2008, ore 18,30

La seduta è tolta, 1972
«Di fronte alle [sue]
fotografie – come scrive Jean–Luc
Monterosso – ogni volta la stessa sensazione, ovvero quella di essere collocato
nel punto migliore per osservare l’opera. L’utilizzo della luce, la perfetta
padronanza dello spazio e soprattutto la conoscenza intima delle sculture e
degli oggetti fotografati sono testimoni di un talento eccezionale.
In the bathroom completamente diverso è lo
spirito di Abate. Un’apparente e irriverente ironia emerge dal soggetto e dalle
modalità di ripresa – su tutti l’autoritratto, fotografia del proprio specchiarsi
nella tazza del water, e le figure riconoscibili
ricavate da capelli, peli, granelli di polvere che disegnano la superficie
bianca delle piastrelle. Ma lo spessore dell’immagine scattata in un asciutto
bianco e nero vince sul gioco e diviene elemento visuale e concettuale di ampia
forza espressiva.
Ufficio stampa
Nota biografica
Dal 1961 al 1963
lavora al Life Magazine come assistente di Eric Lessing, tra i fondatori
dell’agenzia fotografica Magnum. In questi stessi anni inizia a fotografare per
Sipario, diventa così il testimone del teatro d’avanguardia di Carmelo Bene e
ne sarà il fotografo di scena per undici anni.
Al 1963 risalgono
alcuni scatti realizzati durante la rappresentazione di Christo ’63. Partecipa attivamente al clima degli anni Sessanta e
le sue fotografie, oltre ad essere un documento prezioso, sono spesso l’unica
testimonianza di eventi dei quali non avremmo memoria. Complesse opere
ambientali – difficilmente riconducibili
ad un unico punto di vista – sono restituite in una sola immagine, mai
celebrativa, alla ricerca di cogliere la relazione fra l’opera, lo spazio che
la circonda e lo spettatore. Memorabili quelle scattate all’Attico di
Sargentini dei Cavalli di Kounellis
(1969) o quella che ritrae Lo Zodiaco
di Gino De Dominicis (1970): in questo caso Abate riuscì a cogliere in un unico
scatto quell’ellissi segnata dagli oggetti e individui che erano sulla scena.
Nel 1969 partecipa alla rassegna Septième
Biennale
Dopo gli “anni caldi”,
in cui è il fotografo-lettore dell’arte contemporanea d’avanguardia, sperimenta
un linguaggio proprio, sviluppando i Contatti
con la superficie sensibile: opere in bianco e nero realizzate attraverso
il contatto diretto sulla carta fotografica, sensibilizzata dalla luce,
presentate poi agli Incontri
internazionali d’Arte a Palazzo Taverna di Roma nel 1972.
Nel 1977 partecipa
alla collettiva Fotografi e Fotografie a
cura di Italo Mussa a Roma dove nel 1979 Achille Bonito Oliva cura la sua prima
personale al Centro Culturale dell’Immagine, Il Fotogramma. Nello stesso anno a
Bologna, allo Studio Cavalieri,
sempre Bonito Oliva presenta La malattia
dell’occhio dove Abate introduce nell’ambito dell’immagine la torsione
tipica dell’anamorfosi pittorica. Del 1983 è Il Progetto per un monumento al cinema, non propriamente una
fotografia ma un’opera complessa costituita da un’enorme silhouette di
Michelangelo Antonioni stampata a contatto con i fotogrammi di un
lungometraggio del regista.
Negli anni Ottanta,
per la prima volta, si confronta con il colore conservando quel dialogo intimo
con l’opera e gli artisti, tralasciando la descrizione fedele della realtà e
accentuandone il mistero. La collaborazione con gli artisti non è certo
diminuita: trasferito
Risalgono al 1986
Nel 1987 partecipa
alle collettive nella Stux Gallery di New York, al Colombella Premio Florenzi 87, VIII mostra fotografica, nel Centro Studi di Villa e nel 1988, presso
Nel 1989 presenta le
sue opere nelle personali: Daguerre–mania,
a cura di Mussa, presso il Centro di Culturale Musoni, nel 1991 Joseph Beuys –
Dal ’90 il fotografo
coinvolge gli artisti-amici nella condivisione del lavoro in camera oscura,
disegnando con essi attraverso la luce sulla carta fotografica con esiti
inattesi, presentati a Roma nel 2005 nella mostra Obscura presso l’Associazione