G A L L E R I A   I L   P O N T E    arte moderna e contemporanea

                                                                 via di Mezzo 42/b - 50121 Firenze – tel. e fax 055240617 -  www.galleriailponte.com

 

 


CLAUDIO ABATE

Installation, performance art & the bathroom

a cura di Mauro Panzera e Andrea Alibrandi

 

11 ottobre 2008 – 24 gennaio 2009


GALLERIA IL PONTE

FIRENZE

via di Mezzo, 42/b

50121  FIRENZE
++39 055240617 

info@galleriailponte.com  www.galleriailponte.com                         

orario: 16/19.30 - chiuso lunedì e festivi

INAUGURAZIONE

sabato 11 ottobre 2008, ore 18,30

La seduta è tolta, 1972

 


La galleria Il Ponte inaugura la stagione espositiva autunnale con la prima personale di Claudio Abate presentata a Firenze, composta di due nuclei. Circa venti fotografie di installazioni e performance, di cui molte inedite, tratte dal suo straordinario repertorio di storia per immagini dell’arte contemporanea a partire dagli anni Sessanta e le undici fotografie della serie the bathroom (2007), per la prima volta pubblicate in un catalogo edito dalla galleria con  una prefazione di Mauro Panzera.

«Di fronte alle [sue] fotografie –  come scrive Jean–Luc Monterosso – ogni volta la stessa sensazione, ovvero quella di essere collocato nel punto migliore per osservare l’opera. L’utilizzo della luce, la perfetta padronanza dello spazio e soprattutto la conoscenza intima delle sculture e degli oggetti fotografati sono testimoni di un talento eccezionale. Claudio Abate è maestro nell’arte di mettere in relazione uno spettatore, un’opera e il suo contesto. L’artista riesce nell’impresa di dare all’immagine di una scultura una terza dimensione, quella interiore, che associa lo sguardo alla sensibilità e all’intuizione creatrice. Claudio Abate ci restituisce dell’opera una forma sottile e attenuata di quella che Walter Benjamin  chiama “l’aura”. Essa si offre a noi come la sua eco ed è in questo senso che il lavoro dell’artista si distingue dalla semplice riproduzione. Fornendo un’interpretazione rigorosa e allo stesso tempo poetica di un’opera e mettendo lo spettatore in relazione con il contesto culturale ed artistico della stessa, Claudio Abate le restituisce una parte del suo substrato spirituale.»  

In the bathroom completamente diverso è lo spirito di Abate. Un’apparente e irriverente ironia emerge dal soggetto e dalle modalità di ripresa – su tutti l’autoritratto, fotografia del proprio specchiarsi nella tazza del water, e le figure riconoscibili ricavate da capelli, peli, granelli di polvere che disegnano la superficie bianca delle piastrelle. Ma lo spessore dell’immagine scattata in un asciutto bianco e nero vince sul gioco e diviene elemento visuale e concettuale di ampia forza espressiva.

 

Ufficio stampa Susanna Fabiani (susy@galleriailponte.com): dettagli e materiale fotografico disponibili su richiesta

 

 

 

Nota biografica

 

Claudio Abate nasce a Roma nel 1943, città dove vive e alla quale è profondamente legato. Mostra fin da adolescente un interesse per il mondo dell’arte e della fotografia. Figlio di un pittore amico di De Chirico, dal 1955 inizia la sua attività di fotografo in via Margutta presso Michelangelo Como nello studio che rileverà ed in seguito trasferirà in via del Babuino, allora punto d’incontro della vita culturale romana. Al ’59 risale il ritratto di Mario Schifano e la collaborazione con la Press Service Agency.

Dal 1961 al 1963 lavora al Life Magazine come assistente di Eric Lessing, tra i fondatori dell’agenzia fotografica Magnum. In questi stessi anni inizia a fotografare per Sipario, diventa così il testimone del teatro d’avanguardia di Carmelo Bene e ne sarà il fotografo di scena per undici anni.

Al 1963 risalgono alcuni scatti realizzati durante la rappresentazione di Christo ’63. Partecipa attivamente al clima degli anni Sessanta e le sue fotografie, oltre ad essere un documento prezioso, sono spesso l’unica testimonianza di eventi dei quali non avremmo memoria. Complesse opere ambientali – difficilmente  riconducibili ad un unico punto di vista – sono restituite in una sola immagine, mai celebrativa, alla ricerca di cogliere la relazione fra l’opera, lo spazio che la circonda e lo spettatore. Memorabili quelle scattate all’Attico di Sargentini dei Cavalli di Kounellis (1969) o quella che ritrae Lo Zodiaco di Gino De Dominicis (1970): in questo caso Abate riuscì a cogliere in un unico scatto quell’ellissi segnata dagli oggetti e individui che erano sulla scena. Nel 1969 partecipa alla rassegna Septième Biennale de Paris al Musée d’Art Moderne.

Dopo gli “anni caldi”, in cui è il fotografo-lettore dell’arte contemporanea d’avanguardia, sperimenta un linguaggio proprio, sviluppando i Contatti con la superficie sensibile: opere in bianco e nero realizzate attraverso il contatto diretto sulla carta fotografica, sensibilizzata dalla luce, presentate poi agli Incontri internazionali d’Arte a Palazzo Taverna di Roma nel 1972.

Nel 1977 partecipa alla collettiva Fotografi e Fotografie a cura di Italo Mussa a Roma dove nel 1979 Achille Bonito Oliva cura la sua prima personale al Centro Culturale dell’Immagine, Il Fotogramma. Nello stesso anno a Bologna, allo Studio Cavalieri, sempre Bonito Oliva presenta La malattia dell’occhio dove Abate introduce nell’ambito dell’immagine la torsione tipica dell’anamorfosi pittorica. Del 1983 è Il Progetto per un monumento al cinema, non propriamente una fotografia ma un’opera complessa costituita da un’enorme silhouette di Michelangelo Antonioni stampata a contatto con i fotogrammi di un lungometraggio del regista.

Negli anni Ottanta, per la prima volta, si confronta con il colore conservando quel dialogo intimo con l’opera e gli artisti, tralasciando la descrizione fedele della realtà e accentuandone il mistero. La collaborazione con gli artisti non è certo diminuita: trasferito lo studio nel quartiere romano di San Lorenzo, inizia un sodalizio con “La nuova scuola romana”. Nel clima post–moderno di quegli anni Abate instaura un rapporto stretto con i cosiddetti “Neue Wilden”, soprattutto con Markus Lupertz e A.R. Penk dei quali poi diventerà il fotografo per elezione.

Risalgono al 1986 la personale Contatti a occhio nudo, nella Galleria Ugo Ferranti a Roma e un fondamentale lavoro fotografico sulle opere di Joseph Beuys: il progetto, voluto fortemente dalla moglie di Beuys, fu realizzato dopo la morte dell’artista e le fotografie sono state esposte per la prima volta nel 2006 alla Galleria dell’Oca di Roma in Claudio Abate: Block Beuys.

Nel 1987 partecipa alle collettive nella Stux Gallery di New York, al Colombella Premio Florenzi 87, VIII mostra fotografica,  nel Centro Studi di Villa e nel 1988, presso la Galleria Civica di Modena, a Storie dell’occhio/1, Fotografi ed eventi artistici in Italia dal ’60 all’80 e a D’apres Man Ray, presso la Galleria Il Fotogramma, Roma–Londra.

Nel 1989 presenta le sue opere nelle personali: Daguerre–mania, a cura di Mussa, presso il Centro di Culturale Musoni, nel 1991 Joseph Beuys – Claudio Abate, presso lo studio Bocchi di Roma e nel 1993 Punti Cardinali dell’Arte, presso i Giardini di Castello in occasione della XLV Biennale di Venezia. A Roma, nel 1995 tiene una personale alla galleria Sprovieri – Le Cornacchie, nel 1996 partecipa alla collettiva Martiri e Santi presso l’Associazione culturale l’Attico, nel 1998 espone nel Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea dell’Università “La Sapienza”, nel 1999 nella Galleria Eventi e nel 2000 presso lo Studio Lipoli. Del 2001 è la grande retrospettiva Claudio Abate. Vent’anni in atelier all’Académie de France in Villa Medici a Roma, dove nel 2002, insieme a Piero Pompili dà vita a Sotto il cielo di Tor Bella Monaca, nello Spazio per l’Arte Contemporanea di Tor Bella Monaca; tiene poi le personali Roma Around 1970, presso il West London Projects & Sprovieri di Londra e al Museo d’Arte Contemporanea di Belgrado ed infine il MACRO di Roma gli dedica una personale nel ciclo Protagonisti. Nel 2003 e nel 2004 partecipa alle collettive Piazza del popolo. Sessanta – Settanta al Cafè Notegen e Incontri…dalla collezione di Graziella Lonardi Contempo presso Villa Medici a Roma; a Milano, Occhio per occhio, quando la fotografia guarda l’arte; a Venezia, Meet Photography, presso i Giardini di Castello e a Mosca, Cinquième mois International de la Photographie a Moscou.

Dal ’90 il fotografo coinvolge gli artisti-amici nella condivisione del lavoro in camera oscura, disegnando con essi attraverso la luce sulla carta fotografica con esiti inattesi, presentati a Roma nel 2005 nella mostra Obscura presso l’Associazione Mara Coccia. Nello stesso anno presenta Christo a Roma: fotografie di Claudio Abate, Art Book & Sushi di Roma. Nel 2006 espone 6+6 a cura di L. Benedetti nella Fondazione Pastificio Cerere di Roma, dove presenta anche Hadrianeum nel Tempio di Adriano e partecipa a Une Histoire Privée presso la Maison Européenne de la Photographie a Parigi. Nel 2007 tiene un’ampia retrospettiva al Mart di Trento e Rovereto e nel 2008 esposizioni personali alla galleria One Piece Art di Roma e alla galleria Il Ponte di Firenze.