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Claudio Abate

installation, performance art & the bathroom

a cura di

MAURO PANZERA e ANDREA ALIBRANDI

11 ottobre 2008 - 24 gennaio 2009

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La galleria Il Ponte inaugura la stagione espositiva autunnale con la prima personale di Claudio Abate presentata a Firenze, composta di due nuclei. Circa venti fotografie di installazioni e performance, di cui molte inedite, tratte dal suo straordinario repertorio di “storia per immagini” dell’arte contemporanea a partire dagli anni Sessanta e le undici fotografie della serie the bathroom (2007), per la prima volta pubblicate in un catalogo edito dalla galleria con  una prefazione di Mauro Panzera.
«Di fronte alle [sue] fotografie –  come scrive Jean–Luc Monterosso – ogni volta la stessa sensazione, ovvero quella di essere collocato nel punto migliore per osservare l’opera. L’utilizzo della luce, la perfetta padronanza dello spazio e soprattutto la conoscenza intima delle sculture e degli oggetti fotografati sono testimoni di un talento eccezionale. Claudio Abate è maestro nell’arte di mettere in relazione uno spettatore, un’opera e il suo contesto. L’artista riesce nell’impresa di dare all’immagine di una scultura una terza dimensione, quella interiore, che associa lo sguardo alla sensibilità e all’intuizione creatrice. Claudio Abate ci restituisce dell’opera una forma sottile e attenuata di quella che Walter Benjamin  chiama “l’aura”. Essa si offre a noi come la sua eco ed è in questo senso che il lavoro dell’artista si distingue dalla semplice riproduzione. Fornendo un’interpretazione rigorosa e allo stesso tempo poetica di un’opera e mettendo lo spettatore in relazione con il contesto culturale ed artistico della stessa, Claudio Abate le restituisce una parte del suo substrato spirituale.» 
In the bathroom completamente diverso è lo spirito di Abate. Un’apparente e irriverente ironia emerge dal soggetto e dalle modalità di ripresa – su tutti l’autoritratto, fotografia del proprio specchiarsi nella tazza del water, e le figure riconoscibili ricavate da capelli, peli, granelli di polvere che disegnano la superficie bianca delle piastrelle. Ma lo spessore dell’immagine scattata in un asciutto bianco e nero vince sul gioco e diviene elemento visuale e concettuale di ampia forza espressiva. 
 

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