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Jannis Kounellis

presentazione del volume KOUNELLIS

di BRUNO CORA'

Edizioni Il Ponte Firenze

6 marzo 2007

Kounellis, semplicemente questo il titolo scelto per il volume dedicato a Jannis Kounellis che,  corredato dal contributo critico di Bruno Corà e pubblicato dalle Edizioni “Il Ponte” Firenze, raccoglie un importante nucleo di fotografie di Manolis Baboussis dedicate alla mostra contemporaneamente in corso alla Fondazione Pomodoro di Milano e un excursus sugli aspetti salienti del linguaggio plastico dall’artista espresso in oltre quarant’anni di lavoro, attraverso le immagini delle sue opere organizzate secondo un andamento tematico con richiami e rimandi inattesi.

La presentazione del volume è stata accompagnata dagli interventi di Franca Falletti e Lucilla Saccà in conversazione con l’autore Bruno Corà e con l’artista Jannis Kounellis.


Il titolo del testo di Bruno Corà, Epica di un quintale di carbone e di una macchia, si riferisce all’opera realizzata da Kounellis nel suo studio nel 1967 in cui un quintale di carbone è rovesciato all’interno di un perimetro segnato sul pavimento e al gesto odierno delle grandi macchie d’inchiostro. Come nel caso dello smalto nero versato al suolo nella mostra di Milano e poi repentinamente racchiuso in un cerchio di sedie, confine rigido, quale era il perimetro disegnato, volto a ordinare la casualità di caduta del materiale e a dare ad esso una “forma”.

La “macchia” ha un’origine che va indagata con la sapienza del filologo per poter comprendere  la funzione che essa svolge nel lento processo di definizione della forma e nel sistema di tutta l’opera di Kounellis. È palese che essa abbia a che fare con l’‘errore’; un avvenimento incidentale che ‘allontana dal giusto o dalla norma convenuta’, insomma qualcosa che si può ritenere uno ‘sbaglio’, se non addirittura una “colpa”. E l’unica colpa di cui Kounellis può essersi macchiato è quella di aver ucciso la pittura dei suoi padri elettivi, da Boccioni a Fontana, a Burri, di essersi quindi liberato definitivamente dal quadro informale e soprattutto dalla spazialità di cui il quadro da cavalletto è l’emblema.

Una scelta radicale è quella presa da Kounellis con il Senza titolo (1967) del “quintale di carbone” prima, e oggi con la macchia d’inchiostro, non priva di drammaticità, di dubbi e rimorsi, ma assunta con la lucidità di chi deve assicurarsi lo spazio vitale che gli dia la possibilità di formulare pronunciamenti rivoluzionari nel processo pittorico, capaci di ‘cogliere’ e ‘far vedere’ la nuova sensibilità  e le nuove esigenze spirituali e civili dell’epoca.

Lo sviluppo interno ai processi della forma impresso da Kounellis al suo lavoro, che coniuga il “quintale di carbone” alle “macchie”, descrive l’impressionante arco temporale di circa quarant’anni, entro i quali si possono individuare i differenti aspetti e le modificazioni di quella iniziale intuizione divenuta una delle immagini fondamentali della sua opera.
 

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