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Renato Ranaldi

angolari 1973/74 - scioperii 2015 - contenzioso 2016

a cura di

BRUNO CORA'

19 novembre - 30 dicembre 2016

Renato_Ranaldi,_Contenzioso,_2016.jpg Renato_Ranaldi,_Scioperii,_2016.jpg

La Galleria Il Ponte, inaugura una mostra di Renato Ranaldi in cui vengono presentati tre nuclei di opere di periodi diversi. Si parte, cronologicamente, dagli Angolari (1973-74) installati al piano interrato della galleria, lavori in cui l'accostamento di due tele crea un angolo che funziona come una quinta teatrale, dove gli oggetti che fanno da protagonisti – reali o rappresentati – sembrano sovvertire e mettere in crisi la canonica bidimensionalità del supporto pittorico in favore dell'invenzione di una spazialità non convenzionale. Al primo piano, invece, le pareti sono “tappezzate” di disegni in nerochina su carta, una selezione fra i trentadue Scioperíi raccolti nel libro omonimo, insieme ad un racconto dello stesso Ranaldi e ad una postafazione di Bruno Corà, pubblicato dalle edizioni Gli Ori nel 2016, che verrà presentato da Bruno Corà, Marco Meneguzzo e Angelika Stepken lo stesso sabato 19 novembre al Museo di Antropologia ed Etnografia di Firenze. In queste carte l'artista ha tratto una propria modalità linguistica dagli oziosi e spensierati disegnini o schizzi (denominati appunto “scioperíi”) che si articolano, in modo “burlesco”, ai margini della pagina. Questo, che potrebbe apparirci come un bizzaro termine d'invenzione, è riportato – come testimonia Bruno Corà in una lettera a Ranaldi – in un manuale di restauro ad indicare quei disimpegni grafici, fatti per gioco, a margine, commisti alla parte progettuale della sinopia e ai margini di codici e scritti notarili. Come l'artista afferma «...ho deciso per il testo biblico della pagina bianca che si lascia inquinare solo da segni come folgorazioni, razzi illuminanti ai suoi margini: gli scioperíi... La frequentazione delle regioni dubbie, rischiose, del mio cervello, trappole alle quali non so sottrarmi, è l’origine degli scioperiìi. Sono riverberi di pensieri resuscitati, chiedono venga risolto l’enigma che loro stessi hanno prodotto e non sanno sciogliere».
All'ingresso in galleria, dalla parete di fondo, si apre allo sguardo una grande opera creata appositamente per questa esposizione: Contenzioso (2016). Due tele bianche della medesima dimensione sono messe in relazione e unite da ciò che il titolo stesso dell'opera ci suggerisce essere l'oggetto di un contenzioso: un agglomerato policromo informe di colore ad olio. Ecco l'ennesimo sberleffo di Ranaldi alla centralità costitutiva dell'opera d'arte, un decentramento, uno spostamento a margine dell'attenzione e della narrazione.

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