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| Mario Sironi (Sassari 1885 – Milano 1961) Sironi di origine lombarda, trascorre la giovinezza a Roma, seguendo studi tecnici e iscrivendosi alla Facoltà di Ingegneria che abbandona poco dopo per dedicarsi alla pittura (1903). A Roma frequenta la Scuola del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti e lo studio di Giacomo Balla dove conosce Boccioni e Severini. Dopo un soggiorno a Milano, un viaggio a Parigi e in Germania, torna a Roma (1909), che lascia definitivamente per Milano nel 1914. In questi anni già si collocano esperienze fondamentali e impostazioni stilistiche durature per l’artista. L’attenzione per la realtà fino alla provocazione del verismo fotografico, intriso di umori divisionisti, fra il 1904 e il 1906, nella cerchia di Balla; l’attrazione per il futurismo, dal ’13 al ’19; le sperimentazioni cubiste che si intrecciano con le istanze futuriste, germogli di uno stesso ceppo di interessi plastici, dinamismo e simultaneità formali, da un lato, costruttività e scomposizioni geometriche dall’altro. Attorno al 1919, la tensione per la metafisica, quasi un invito al viaggio nella solitudine, nell’oscuro bilanciamento fra ombra e luce, nello stupore per ciò che l’uomo aveva compiuto, violando la natura, l’umano, il sacro. La sua attività fino al ’40 è particolarmente intensa: pittore, disegnatore di vignette e manifesti, giornalista, scultore, decoratore con affreschi e mosaici (convinto della destinazione pubblica e collettiva dell’arte), collaboratore di architetti nell’allestimento di mostre in Italia e all’estero. Dal dopoguerra, l’artista si ritira nel proprio studio, smettendo di operare su vaste superfici; dagli anni ’50 la sua presenza in mostre nazionali e internazionali è significativa e costante. Quelle postume confermano il rilievo che spetta a Sironi che ha esplorato e rappresenta, nella nostra moderna cultura, le strade impervie sulle quali ha camminato l’uomo del XX secolo. |
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