|
|
 |
ALBERTO ZORZI
(Santa Giustina in Colle, 1958)
Alberto Zorzi nasce a Santa Giustina in Colle (Padova) nel 1958. Qui
studia all’Istituto d’Arte “Pietro Selvatico”,
scuola che vanta una grande tradizione per l’oreficeria d’avanguardia,
e dove, durante un periodo di formazione di cinque anni, si occupa
di pittura, scultura e arte orafa. Dal 1976 frequenta una sezione separata
per l’arte della lavorazione dei metalli e dell’oreficeria
prendendo la Maturità d’Arte Applicata due anni dopo.
Si forma quindi come artista-orafo alla Scuola di Padova, in un periodo
di vivacità creativa che si espande nell’area veneta e
durante il quale si approfondiscono le ricerche ottico-cinetiche (il
Gruppo N) e si reinterpretano le analisi effettuate dal Bauhaus tedesco
e dalla scuola di Max Bill. Terminata la scuola, sempre a Padova, si
laurea alla Facoltà di Lettere in Storia dell’Arte Contemporanea
con una tesi sul gioiello d’artista, analizzando in particolar
modo l’operato di Lucio Fontana pittore, scultore e creatore
orafo.
La sua formazione, volta ad esprimersi in un modus operandi che
lo slega da certe impostazioni “scolastiche”, conosce un’intensa
attività di ricerca, proiettata prevalentemente verso referenze
internazionali, soprattutto germaniche e anglosassoni.
La ricchezza della sua attività progettuale, in gran parte composta
di annotazioni e disegni, evidenzia una sua primaria voglia di sperimentazione,
di studio, di indagine estetica ammirevoli per il continuo richiamo
alle forme e alle particolarità delle materie.
Dal 1987 insegna Arte dell’Oreficeria presso l’Istituto
d’Arte Pietro Selvatico, dal 1991 al 1993 all’Istituto
Europeo di Design di Milano (Dipartimento del Gioiello) e dalla seconda
metà degli anni Novanta è professore di Oreficeria alla
Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze (Corso
di Laurea in Cultura e Stilismo della Moda, dove dal 2000 è Coordinatore
del corso di Oreficeria) e all’Accademia di Belle Arti di Ravenna.
Rappresentante tra i più ricercati della nota scuola orafa padovana
per i risultati di notevole capacità creativa raggiunti, l’artista,
per la sua intensa attività progettuale e artistica, già dalla
seconda metà degli anni Ottanta è protagonista di molte
personali in Italia (Milano, Galleria Schubert; Padova, Galleria Fioretto;
Verona, Galleria Borghesi; Firenze, Galleria Fallani Best) e all’estero
(Berna, Galerie Michèle Zeller; Hanau, Deutsches Goldschmiedehaus;
Zurigo, Galerie Schmuck Forum).
Vincitore nel 1982 del primo premio al concorso internazionale Die
Kette di Hanau, dell’Associazione tedesca di arte orafa, è particolarmente
conosciuto e apprezzato in Germania e in Svizzera dove partecipa, già da
allora, a molte mostre collettive (Pforzheim, Schmuckmuseum; Monaco,
Sonderschau der Internationalen Handwerksmesse; Lugano, Galleria Cubo).
Nel 1993, nell’ambito della Fiera Internazionale del Gioiello
a Vicenza Oro I, la collaborazione con l’azienda orafa Galante di
Vicenza lo vede vincitore del concorso Premio Design Gallery.
Contemporaneamente e successivamente ai significativi riconoscimenti
ottenuti (del 2003 l’assegnazione del Premio Nazionale Argò a
Roma per le novità della gioielleria con l’opera “la
Città”, gioielli d’avanguardia per ricerca, sperimentazione
e scelta studiata di materiali), le creazioni dell’artista vengono
esposte ancora in personali e collettive in sedi pubbliche e private
tra le più importanti in Europa (Vienna, Galerie V&V; Parigi,
Palais de Chaillot, Musée du Luxembourg; Londra, Electrum Gallery;
Anversa, Provinciaal Diamantmuseum; Legnica, State Gallery of Art;
Lubiana, Museo Etnografico Sloveno; Istanbul, Museo di Arte Islamica
e Turca) e nel mondo (Buenos Aires, Museo Nacional de Bellas Artes;
Perth, Art Gallery of Western Australia; Corea del Sud, Seoul Arts
Center; Tokyo, Yarakucho Art Forum).
Vantando un posto di primaria importanza nel panorama dell’oreficeria
d’avanguardia (last,but not least, si evidenziano
le esposizioni dell’artista a Firenze, Palazzo Pitti, L’Arte
del Gioiello e il Gioiello d’Artista dal ‘900 ad oggi e
ad Ancona, Mole Vanvitelliana, Immaginazione Aurea. Artisti Orafi
e Orafi Artisti in Italia nel Secondo Novecento) i suoi pezzi
unici sono presenti nelle collezioni pubbliche di Milano (Civico Museo
Archeologico), Arezzo (Museo Nazionale di Oreficeria Contemporanea),
Hanau (Deutsches Goldschmiedehaus), New York (Museum of Art and Design),
Montreal (The Montreal Museum of Fine Arts), Perth (Art Gallery of
Western Australia), Graz (Landesmuseum Joanneum), Erbach (Deutsches
Elfenbeinmuseum).
Quanto al tracciato stilistico vero e proprio, in Zorzi il linguaggio
della struttura che guarda all’oggetto e alla materia come forma
pura, armonia, luce (senza alcuna volontà rappresentativa) è basilare.
Il gioco con la geometria, spesso presupposto per infinite variazioni
di cambiamenti di forme, compare sempre in primo piano.
L’invenzione dell’artista punta ai movimenti, alle espansioni,
agli sviluppi e agli “scivolamenti” dei prismi e dei parallelepipedi
e al rapporto con la parte del corpo da ornare, conservando una forma
equilibrata e misurata che fa dei suoi gioielli vere “sculture” da
indossare.
L’attenzione per la leggerezza e la diversità del materiale,
per la mutevolezza e la frantumazione della luce sul metallo e sugli
smalti colorati abilmente eseguiti, caratterizza le creazioni di Zorzi.
Il materiale, in genere argento o rame, parzialmente dorato e rivestito
con smalto alla nitrocellulosa dalle tonalità cromatiche che
variano dal rosso al verde, dal bianco al beige, viene usato in lamine
sottili, lavorate in forma di rosetta, di ovale, di quadrato o di triangolo,
brunite o lucidate, piegate in modo da rendere molteplici i giochi
di rifrazione e vibrazione della luce e conferire così una dimensione
di mobilità, di vitalità e di particolare luminosità all’oggetto.
Lasciando il repertorio delle forme classiche della Scuola di Padova
- cerchio, quadrato, cilindro, cubo, forme geometriche, l’utilizzo
delle quali assume un ruolo essenziale per la struttura formale - Alberto
Zorzi si rivolge ad espressioni più libere: affascinato dalle
forme tridimensionali, in bilico tra l’arte informale e l’ispirazione
organica, compatta le forme, ricerca i movimenti naturali della materia
che si unisce, si separa, si riunisce e si espande in articolazioni
ritmiche.
Egli subisce il fascino dell’incanto della forma pura che esalta
la materia luminosa, gli smalti lucenti; ricerca un rapporto di armonia
tra forma e materia, luce e spazio (sia esso relativo al corpo che
all’ambiente). Nell’artista c’è un bisogno
di ordine formale, l’attenzione alle qualità precipue
delle materie impiegate, alla plasticità della forma semplice,
ma al tempo stesso egli ama la ricerca e la sperimentazione tanto da
elaborare proposte personali e originali.
Zorzi lavora i più svariati materiali - dall’oro al rame,
all’acciaio, all’ebano, ai quarzi - usa il colore e pietre
particolari, crea sempre invenzioni nuove sia riguardo alla materia
che alla struttura, per lo più di tipo geometrico sulle quali
può effettuare aperture e mostrare “…cavità,
spazi interni: il gioiello - dice l’artista - non è solo
quello che appare, ma può avere un vuoto che può venire
alla luce”.
Nelle opere più recenti l’ornamento raggiunge quasi la
provocazione e si individuano creazioni dedicate al tema della “Città”,
dove lamine aguzze, punte acuminate svettano e si orientano in modo
irregolare, addossandosi le une sulle altre in un calcolato disordine.
Per Zorzi il gioiello si propone come oggetto “culturale”,
inserendosi nell’ambito specifico delle arti visive e assume
una valenza di opera d’arte: è fondamentale includervi
contenuti che vadano al di là della decorazione e dell’abbellimento.
Il gioiello viene così valorizzato e inteso anche e soprattutto
come oggetto che sia al contempo scultura, pittura, creazione artistica.
Come artista-orafo Alberto Zorzi ricerca la validità delle forme
ma soprattutto egli ha una attenzione nuova per l’oggetto in
relazione alla persona.
La persona diventa una parte supplementare dell’oggetto, così come
l’oggetto diventa parte della persona.
|
|