| MAURO STACCIOLI | Biografia | |
| basta un segno per cambiare un luogo | Giornale | |
| a cura di Caterina Martinelli | ||
| 30 gennaio – 24 aprile 2026 |
Inaugurazione venerdì 30 gennaio, ore 18.00
Il Ponte prosegue la stagione espositiva con una personale dedicata a Mauro Staccioli, artista che la galleria segue da oltre trent’anni e il cui lavoro è tutelato dall’Archivio Mauro Staccioli.
“Basta un segno per cambiare un luogo; la scultura di Mauro Staccioli, con la sua capacità di leggere il proprio tempo e di tradurlo in forme in grado di dialogare con chi le osserva, lo ha dimostrato per quasi un cinquantennio.
La sua scultura ha infatti attraversato la seconda metà del Novecento sempre adattandosi e rinnovandosi di fronte ai mutamenti storici e culturali, e mai rinunciando a una visione coerente della scultura come strumento critico.
…
Negli anni Settanta, il lavoro di Staccioli riflette un presente profondamente segnato da tensioni e divisioni: barriere in ferro e cemento, muri simbolici e reali – come il celebre Muro alla Biennale di Venezia del 1978 – si impongono come presenze dure, drammatiche che rappresentano la separazione tra spazi, classi e visioni del mondo.
Dagli anni Ottanta, però, la società cambia e con essa anche il modo in cui Staccioli si rapporta alla storia, allo spazio e all’individuo. La linea curva entra nel suo lessico scultoreo come segno di apertura e movimento, superando la rigidità delle forme precedenti senza abbandonarne la portata critica. È un’evoluzione consapevole, non l’abbandono dei principi precedenti.
Mentre il lavoro di Staccioli degli anni Settanta è stato oggetto di numerosi e approfonditi studi, la produzione che prende forma dagli anni Ottanta rimane ancora poco indagata. La mostra che la galleria Il Ponte presenta a Firenze (e ripropone in sintesi, dal 6 all’8 febbraio, ad Arte Fiera di Bologna 2026), si concentra proprio su questo segmento della ricerca di Staccioli. La mostra mette in dialogo le imponenti opere ambientali, installate tra gli anni Ottanta e i primi Duemila, con una serie di lavori che, pur nelle loro dimensioni “domestiche”, non risultano meno rigorosi o incisivi. Sono infatti opere che permettono di osservare da vicino non solo l’esattezza con cui Staccioli misura il segno nello spazio, ma anche la continuità tra la sua ricerca monumentale e la sperimentazione su scala ridotta.
…
(Caterina Martinelli, 2025)













