Hsiao Chin, Senza titolo, 1962
Hsiao Chin, Gi - Lo scontro, 1962
Hsiao Chin, Nuvola rossa n. 6, 1986
Hsiao Chin, Oltre la grande soglia 49, 1993, galleria Il Ponte
Hsiao Chin, Senza titolo, anni '90, galleria Il Ponte
HSIAO CHIN Mostra 2024
Cataloghi

Per Hsiao Chin l’arte è un percorso di crescita e conoscenza, un viaggio spirituale attraverso il tempo e lo spazio, che va al di là di qualsiasi limite geografico e culturale. Nelle sue opere le pratiche spirituali dell’Oriente si coniugano perfettamente con le sperimentazioni artistiche dell’Occidente. Se da un lato i suoi dipinti possono far pensare a una pagina scritta in cui l’artista fa appello alla simbologia orientale, realizzando un messaggio fatto di segni sottili, quasi ideogrammi, cui si alternano forme geometriche evocatrici di significati atavici e condivisi (cerchi, quadrati, spirali…); dall’altro le audaci scelte cromatiche, cariche di energia, e le pennellate, talvolta frenetiche e sfavillanti, talaltra più liquide e calibrate, appaiono “occidentali”, lasciando a tratti intravedere un Rothko, un Matisse, un Malevich…

Hsiao Chin nasce a Shangai nel 1935 e, dopo i primi studi d’arte, nel 1956 partecipa alla fondazione del gruppo Ton-Fan, che raccoglie pittori di tendenza astratta. Grazie a una borsa di studio istituita dal governo spagnolo si reca a Madrid e a Barcellona, dove nel 1957 ha la prima personale e una collettiva dedicata al gruppo Ton-Fan. Alla fine degli anni Cinquanta si stabilisce a Milano, dove inizia a esporre regolarmente da Giorgio Marconi. Nel 1961, insieme ad Antonio Calderara, fonda il movimento “Punto”, al quale si aggiungono membri dell’avanguardia internazionale. Con esiti vicini alla pittura della colorfield abstraction, le sue tele presentano stesure di colore fluido che si dispongono in superfici incorporee e vibranti, animate dall’energia interna dei campi cromatici.

Dopo lunghi soggiorni a Londra, Parigi e New York torna a Milano nel 1971 e inizia a dedicarsi all’insegnamento (prima all’Istituto Europeo di Design, poi all’Accademia di Belle Arti di Brera).

 Nel 1988 lo Studio Marconi gli dedica una prima grande retrospettiva. L’anno seguente inizia la serie Dalla primavera di Pechino al massacro di Tiananmen, ispirata ai drammatici eventi del 1989, mentre il ciclo La grande soglia, che realizza a partire dal 1990-91, nasce da una riflessione sulla vita e sulla morte dopo la scomparsa della figlia Samantha.

 In questi anni entra in contatto con Vincenzo Alibrandi stampatore, editore e fondatore della galleria Il Ponte di Firenze con cui nel 1993 edita la cartella di acquatinte Verso il giardino eterno e nel 1998 organizza una mostra di opere su carta.

Tra le principali esposizioni degli ultimi anni vanno ricordate le retrospettive di Taichung (1992), Taipei (1995), a Milano nel 2002 presso lo Spazio Oberdan, la Fondazione Mudima, Giò Marconi e la galleria Lattuada; al National Museum of Art di Beijing (2006) e alla Triennale Bovisa di Milano (2009). Nel 2011 l’Académie Royale des Beaux-Arts e il Musée d’Art Moderne et d’Art Contemporain di Liegi gli dedicano una grande mostra. Nel 2012 è al Taipei Fine Arts Museum, nel 2013 alla Fondazione Marconi con la mostra Hsiao Chin. Opere su carta. Negli anni seguenti continua a svolgere un’intensa attività espositiva in Italia e all’estero; tra le mostre più recenti figurano: Hsiao Chin. Un viaggio attraverso l’universo alla galleria Robilant & Voena di Milano nel 2015, la personale Hsiao Chin. The Universe Energy alla Die Galerie di Francoforte nel 2016, Hsiao Chin Coming Home retrospective exhibition presso il China Art Museum di Shanghai nel 2018. Nel 2019 fa una mostra personale Les Couleurs du Zen: Peintures de Hsiao Chin, presso il Musée national des arts asiatiques-Guimet di Parigi, nel 2020 In my beginning is my end: the art of Hsiao Chin al Daugavpils Mark Rothko Art Centre a Daugavpils e The Artist As Astronaut: Hsiao Chin nel 2021 presso l’Art Museum di Beijing.

Hsiao Chin muore il 30 giugno 2023.