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    Ulrich Egger, Impatto urbano 1, 2007, galleria Il Ponte_gr
    Ulrich Egger, Impatto urbano 1, 2007, galleria Il Ponte
    Ulrich Egger, Impatto urbano 4, 2007, galleria Il Ponte
    Ulrich Egger, Hotel Principe, 2008, galleria Il Ponte
    Ulrich Egger, Fioritura, 2010, galleria Il Ponte
    Ulrich Egger, die dritte Haut, 2008, galleria Il Ponte
    Ulrich Egger, Leerstand - Stille Jahre, 2025, galleria Il Ponte
    ULRICH EGGER Biografia
    la solitudine dell’architettura
    a cura di Pietro Gaglianò
    8 maggio – 31 luglio 2026

    Il Ponte prosegue la stagione espositiva con una monografica dedicata a Ulrich Egger, del quale vengono presentate fotosculture dai primi anni Duemila ad oggi.

    La mostra Ulrich Egger. La solitudine dell’architettura si dipana nei due piani dello spazio attraverso una selezione di lavori di medie – grandi dimensioni in cui paesaggi industriali e urbani, costruzioni, interni e facciate in stato di abbandono sono i protagonisti soggetto del leitmotiv dell’interpretazione e della rappresentazione della caducità del mondo urbano. I suoi lavori sono un mash up di immagini e materiali industriali, avvalendosi tecnicamente dell’acciaio, del ferro, del legno, del vetro unitamente alla fotografia. La serie Impatto urbano (stampa fotografica su Dibond), Belvedere (stampa fotografica su tela, nylon e ferro), Convivenza (su Dibond, carta da parati, neon e ferro), Die dritte Haut (stampa fotografica su PVC, ferro e vernice a olio), Hotel Principe (stampa fotografica su forex, intonaco e ferro), Sotterraneo (stampa fotografica su MDF, grafite e ferro), sono scenari – per citarne alcuni – dei lavori presentati in mostra che coinvolgono lo spettatore alla presenza di queste tracce evidenti di edifici, di case piene di ricordi in essi rappresentati, a “rivivere” storie che nonostante tutto continuano a sopravvivere.

    «Nelle opere di Egger le architetture, gli oggetti e i rari elementi naturali si trovano su uno stesso piano, e sono all’apparenza riconoscibili per chi guarda, ma niente è quello che sembra: l’osservatore deve decostruire e ricomporre le varie parti, tra immagine stampata e volumi tridimensionali, tra i diversi scenari, tra gli stati di consistenza materica dei materiali. In questo modo l’artista induce un turbamento nello spettatore (che è l’unica presenza corporea in un immaginario dove la figura umana è metodicamente ablata) e gli indica direzioni inaspettate, suggerisce un lavoro che va oltre la contemplazione […]. La ricerca di Ulrich Egger si dispiega secondo una sensibilità contemporanea che si rivolge a uno spettatore emancipato, non soggiogato dalla propaganda e non infantilizzato dall’intrattenimento o dalle lusinghe della partecipazione (come ci ricorda Jacques Rancière). I suoi lavori sono stratificati in innesti e sovrapposizioni che sperimentano i formati, i materiali e le possibilità dei medium, ma soprattutto mettono in discussione le narrazioni lineari. Al loro cospetto, noi spettatori siamo chiamati a elaborare strategie di lettura che sono trasversali alle tradizionali categorie dell’arte, e questo lavoro, questo esercizio coinvolge la condizione umana, implica il bisogno di volgerci al mondo e reinterpretarlo, di reagire alle narrazioni dominanti e di immaginare la possibilità di resistere». (Pietro Gaglianò, Rovine e resistenza, 2026).

    Ulrich Egger, rappresentato dalla galleria Il Ponte, é stato protagonista, selezionato nell’ambito di The Phair 2025, a partecipare con un progetto fotografico inedito alla I edizione della residenza artistica “Scisti e Vinisti”, promossa da CON Red Lab e Red Lab Gallery e ospitata presso The ApARTment in Salento. Il 2 maggio 2026, presso Red Lab Gallery – in partnership con Il Ponte – viene presentata la restituzione pubblica di detta residenza artistica (svolta a settembre 2025), a cura di Francesca Canfora. La mostra Scisti e Vinisti é affiancata dal talk L’inevitabile bellezza: l’Italia e l’arte delle contraddizioni.

     

    Aprile 15, 2026 0 comment
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